lunedì 3 agosto 2015

Il Fattore “R”. Conflitti religiosi, Religioni civili, Scenari geopolitici



Ieri è iniziata la ventesima edizione dell’Università d’Estate di San Marino con un ricco programma di docenti internazionali, ha aperto i lavori il Segretario di Stato per gli Affari Esteri della Repubblica di San Marino, l’On. Pasquale Valentini con un intenso discorso declinato come di consueto da un’analisi, prima che politica, di valori. La necessità di San Marino - ha sottolineato Pasquale Valentini - in un momento così delicato, in cui si sta avvicinando all’Unione Europea, è di riflettere seriamente su cosa sia l’Europa, con momenti di approfondimento come l’Università d’Estate che potrebbero divenire più frequenti durante l’arco dell’anno, in modo da instaurare un momento di confronto permanente. Sono seguiti i saluti di Sua Eccellenza Mons.Turazzi. I lavori sono entrati nel vivo con una lezione magistrale del prof. Mislav Jezic, docente di storia delle religioni dell’Università di Zagabria e del giovanissimo dr. Federico Petroni, responsabile del Limes club di Bologna. 
Particolarmente interessante il confronto oggi tra Franco Cardini, storico e Presidente della Fondazione Paneuropea Sammarinese e Ali Reza Jalali, Università di Verona sull’accordo di Vienna appena sottoscritto dall’Iran sul tema dell’utilizzo dell’energia nucleare. Ali Reza Jalali ha illustrato in una sintesi particolarmente acuta come l’Iran non abbia nessun tipo di vantaggio strategico ad utilizzare per fini di aggressione a paesi terzi la bomba atomica, altresì ha indicato quali profili tecnici potrebbero essere causa di una mancata ratifica dell'accordo. Anche lo storico Franco Cardini, dopo una interessantissima descrizione storica del mondo islamico ha convenuto sulle stesse conclusioni: L'Iran non essendo una grande potenza ed essendo stato colpito per molti anni da sanzioni internazionali che hanno minato profondamente l'economia del paese non ha interesse alcuno ad utilizzare il nucleare per fini bellici.

Comunicato stampa


Dal sito della tv pubblica della Rep. di San Marino 

http://www.smtvsanmarino.sm/comunicati/2015/07/25/identita-memoria-fattore-r-conflitti-religiosi-religioni-civili-scenari-geopolitici

martedì 14 luglio 2015

L’accordo è storico? Forse, ma non è definitivo


 

Ali Reza Jalali

E’ bene non illudersi; l’accordo di Vienna sul nucleare iraniano raggiunto il 14 luglio non rappresenta un testo con una valenza giuridica e vincolante per le parti (UE, Germania, Francia, Regno Unito, Russia, Cina, USA, Iran). Ora, “Joint Comprehensive Plan of Action” alla mano – così è stato denominato l’accordo formalmente – possiamo solo dare delle valutazioni momentanee, in attesa che il documento venga ratificato dai parlamenti nazionali, cosa non del tutto scontata visto che nel Congresso americano i repubblicani, vicini al governo israeliano, fortemente critici con l’approccio morbido di Obama nei confronti del nuovo Iran di Rohani, sono la forza di maggioranza e potrebbe esserci in extremis la bocciatura del JCPOA, facendo così naufragare gli sforzi della diplomazia di mezzo mondo. La saggezza quindi impone di attendere prima di parlare di un accordo storico e di grande vittoria per la comunità internazionale. Ciò non toglie che analizzando il testo dell’accordo, balzano all’occhio aspetti interessanti e lo stesso dicasi per le reazioni dei principali attori politici coinvolti a livello internazionale. Un ulteriore aspetto di interesse nella vicenda è poi la reazione delle varie forze politiche interne iraniane, che con diversi punti di vista e sensibilità seguono la vicenda. In primo luogo notiamo una contraddizione molto forte nel JCPOA rispetto a quelle che furono solo pochi mesi fa talune indicazioni della Guida iraniana sulle trattative: infatti, nel documento viennese si parla di un approccio graduale nell’applicazione dei punti nodali dell’accordo, quindi anche per ciò che concerne la rimozione delle sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran.
 
“This JCPOA, reflecting a step-by-step approach, includes the reciprocal commitments as laid down in this document” (1), si legge nel documento, e ciò in palese contraddizione con l’opinione del Capo di Stato iraniano, l’ayatollah Khamenei, che aveva posto come condicio sine qua non l’eliminazione completa e immediata di tutte le sanzioni contro l’Iran. In pratica, o i diplomatici iraniani hanno agito in contraddizione con le indicazioni della Guida, e quindi è presumibile che il testo, una volta analizzato dalla Guida stessa, venga ritenuto inadeguato e quindi, attraverso il mancato procedimento di ratifica parlamentare – il Majles iraniano (Parlamento) è dominato da deputati vicini alla Guida – venga spedito al mittente, oppure in questi pochi mesi la Guida ha cambiato opinione e riterrebbe oggi anche una rimozione “step-by-step” delle sanzioni in linea con l’interesse nazionale del paese persiano, giudicata come razionale in considerazione dell’eventuale miglioramento graduale dell’economia iraniana, anche se pure tale considerazione sarebbe in contraddizione con quanto detto in precedenza dalla Guida, ovvero che i problemi economici dell’Iran devono essere risolti grazie alle risorse interne e non agli accordi internazionali. Questo secondo noi è un punto importante, per capire veramente cosa ha in mente la Guida, vero ago della bilancia della politica interna iraniana.
 
Oltre a ciò non si sono fatte attendere le reazioni dei leader internazionali; fortemente critico, come era presumibile, il governo israeliano che ha definito il risultato giudicato positivo dai paesi coinvolti negli accordi di Vienna come una vittoria per l’Iran e per un paese che sponsorizza, a detta degli israeliani, il terrorismo internazionale e l’instabilità regionale. Israele però sembra una delle poche voci fuori dal coro, visto che da Washington a Mosca, passando per l’Europa, sembra invece esserci ottimismo. I media interni iraniani poi, legati ognuno a un partito o a una fazione, tendono a dare le notizie sulla vicenda in base al proprio orientamento politico, ognuno sottolineando gli aspetti che confermano apprensioni o considerazioni positive sulla questione. Il principale organo propagandistico del governo, l’agenzia di stampa IRNA, riporta ad esempio con toni trionfalistici le esternazioni di Rohani, il quale ha detto che oggi si segna un punto importante a favore della fine delle ingiustizie perpetrate contro l’Iran e per l’inizio di una positiva collaborazione globale. Il presidente iraniano si è congratulato col popolo e ha sottolineato come gli sforzi dei suoi diplomatici si siano concretizzati in una grande conquista, ovvero quello di portare un paese come l’Iran, condannato in seno al CSNU, con la spada di Damocle del capitolo VII della Carta dell’ONU, fuori dall’alveo di tale difficile situazione, attraverso un processo diplomatico. Anche i media vicini alla maggioranza parlamentare pongono l’accento sull’importanza dell’accordo raggiunto, facendo presumere come, a meno di clamorosi veti della Guida, il potere legislativo potrebbe ratificare l’accordo.
 
Di segno diametralmente opposto invece le opinioni che emergono dai media delle opposizioni più intransigenti. Ad esempio, il sito RAJA-NEWS, vicino all’ultra- destra religiosa, parla apertamente di propaganda, accusando il governo di non dire la verità sulle ampie concessioni fatte dagli iraniani agli americani per poter raggiungere l’accordo (parzialmente) definitivo. L’organo di informazione, vicino all’ex negoziatore Jalili, indica molto pericolose le concessioni fatte nell’alveo della possibilità per gli ispettori internazionali di visitare i siti militari della Repubblica Islamica, accusando il governo di aver dato il proprio assenso allo spionaggio occidentale contro l’Iran. Interessanti poi anche le considerazioni che emergono dal sito DOLATE BAHAR, della destra nazional-islamica, vicina all’ex presidente Ahmadinejad. In un articolo pubblicato poco dopo le esternazioni di Obama sull’accordo di Vienna, il sito di opposizione al governo iraniano in carica pone l’accento sulla eccessiva soddisfazione degli americani per il JCPOA. Secondo il sito infatti, Obama avrebbe detto che tutte le linee rosse statunitensi sono state rispettate e che in base all’accordo l’Iran ha rinunciato di fatto al 98 percento dell’arricchimento dell’uranio. Il presidente americano ha poi confermato che le sanzioni all’Iran non saranno rimosse immediatamente, ma gradualmente, sottolineando come alla minima trasgressione degli accordi da parte degli iraniani, tutte le sanzioni verranno restaurate. Sempre in base a quanto riportato dal sito vicino ad Ahmadinejad, Obama avrebbe affermato che se l’Iran non rispetterà i patti, non solo verranno reintrodotte le sanzioni, ma tutte le opzioni per fermare il programma atomico iraniano saranno prese in considerazione, sia da parte del suo esecutivo, sia da parte del prossimo (quindi anche l’opzione militare). Il presidente americano ha poi concluso dicendo che non verranno scalfite le sanzioni anti-iraniane riguardo alla violazione dei diritti umani, del sostegno di Tehran al terrorismo internazionale e di taluni aspetti dello sviluppo militare (missili balistici). Il quadro quindi è ancora molto fluido e bisogna aspettare per dare un giudizio; però bisogna avere una cosa in mente in modo chiaro. Ammesso e non concesso che i parlamenti nazionali ratifichino l’accordo, il testo del documento è scritto volutamente in modo da non costringere, soprattutto la parte occidentale, ad una adesione completa e definitiva alle concessioni fatte agli iraniani. In pratica, visto che la valutazione del fatto che gli iraniani attuino o meno i punti dell’accordo è prerogativa degli stessi paesi che hanno firmato l’intesa, nulla potrebbe impedire ad un futuro governo americano di ritenere l’Iran come trasgressore, sancendo quindi unilateralmente la fine dell’adesione USA all’accordo di Vienna.  

1-      “Joint Comprehensive Plan of Action”, Vienna, 14 luglio 2015, p. 2, http://www.rajanews.com/sites/default/files/content/attaches/story/94-04/23/iran-deal-text.pdf.   

sabato 4 luglio 2015

mercoledì 10 giugno 2015

Ali Reza Jalali – Alcune particolarità della forma di governo della Repubblica Islamica dell’Iran da Khomeini a Rohani

ultimo-numero





Segnalo una pubblicazione scientifica sul costituzionalismo iraniano su DIRITTO PUBBLICO COMPARATO ED EUROPEO - online - 1-2015 



http://www.dpce.it/a-reza-jalali-alcune-particolarita-della-forma-di-governo-della-repubblica-islamica-delliran-da-khomeini-a-rohani/

martedì 9 giugno 2015

Alireza Jalali all'IRIB: " Ridimensionamento del partito di Erdogan dovuto ai buoni risultati HDP nelle regioni curde" (AUDIO)

Alireza Jalali all'IRIB: " Ridimensionamento del partito Erdogan dovuto ai buono risultati HDP nelle regioni curde" (AUDIO)
TEHERAN (RADIO ITALIA IRIB) - Ali Reza Jalali, presidente del Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”,  saggista e analista delle questioni politiche internazionali partecipando a un'intervista con la nostra Redazione ha esaminato i le ragioni della sconfitta elettorale di Erdogan e del suo partito nelle elezini politiche e il futuro del Paese islamico.

lunedì 11 maggio 2015

"I tempi ultimi nelle fonti tradizionali"


CENTRO STUDI INTERNAZIONALE "DIMORE DELLA SAPIENZA"
 
Sabato 30 maggio 2015 a Brescia, alle ore 16, si terrà la conferenza dal titolo "I tempi ultimi nelle fonti tradizionali" (SALA CIRCOSCRIZIONALE, VIA PASQUALI 5). 
 
INTERVERRANNO
 
ALI REZA JALALI
 
PAOLO RADA
 
CLAUDIO MUTTI

ABBAS DI PALMA
 

sabato 9 maggio 2015

Russia “occidentale” o eurasiatica? Nota alla lettera di Berlusconi al Corriere

Ali Reza Jalali
Viste le innumerevoli tensioni accumulate negli ultimi anni tra l’Occidente e la Russia, giunte alla loro apoteosi con la crisi ucraina, i leader occidentali hanno deciso di boicottare la parata militare e le cerimonie commemorative per la fine della seconda guerra mondiale sul suolo europeo del 9 maggio a Mosca. Il tutto è abbastanza clamoroso e senza precedenti negli ultimi anni, visto che almeno in linea teorica questi festeggiamenti riguardano la vittoria sul nazi-fascismo, per cui sono tutto sommato una grande occasione per ribadire, dal punto di vista dell’Occidente liberal-democratico, il trionfo dei valori del diritto-umanismo sul razzismo e sulle barbarie.
L’assenza dei leader del “mondo libero” a Mosca però segna il fatto importante che le relazioni con la Russia di Putin si sono incrinate a tal punto da giustificare il boicottaggio di un evento simbolico di notevole importanza per delle nazioni che, per difendere i valori che hanno trionfato sulla Germania nazista, sono disposte spesso anche a impugnare le armi e a causare una quantità innumerevole di morti, anche in epoche più recenti, in spregio al diritto internazionale, come nel caso dell’Iraq e della Jugoslavia.
Proprio per questo Silvio Berlusconi si è sentito in dovere di scrivere una epistola al direttore del Corriere della Sera, lettera pubblicata recentemente (http://www.corriere.it/esteri/15_maggio_09/berlusconi-l-occidente-l-errore-voler-isolare-russia-putin-23f5b560-f617-11e4-a548-cd8c68774c64.shtml). In questo testo Berlusconi, vecchio amico di Putin, sottolinea come l’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente che lascia amareggiato chi, come l’ex presidente del Consiglio “ha operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di Guerra fredda, a far parte dell’Occidente”. “Quella tribuna sulla piazza Rossa – continua Berlusconi – sulla quale di fianco a Putin siederanno il Presidente cinese, il Presidente indiano, gli altri leader dell’Asia, non certificherà l’isolamento della Russia, certificherà il fallimento dell’Occidente.”
E ancora: “Davvero pensiamo, dopo decenni di guerra fredda, che sia una prospettiva strategica lucida quella di costringere la Russia ad isolarsi? Costringerla a scegliere l’Asia e non l’Europa?” Le affermazioni di Berlusconi sembrano evidentemente quelle di uno statista responsabile che tiene a ribadire l’importanza strategica di mantenere per l’Occidente delle relazioni amichevoli con la Russia; ciò è evidentemente legittimo, e per chi auspica, come chi scrive, l’edificazione di un ordine mondiale più giusto e multipolare, sacrosanto. Ma i problemi sorgono, proprio per chi abbia a cuore le sorti del mondo in senso multi-lateralista, se si sottolineano gli obiettivi che Berlusconi, e i (neo)conservatori alla Berlusconi (o alla Tea Party), vuole raggiungere con questi toni apparentemente filorussi. Ed è qui che le nostre posizioni si divaricano profondamente.
Nella lettera scritta al Corriere l’ex presidente del Consiglio sottolinea infatti come l’impegno occidentale dovrebbe essere quello di una Russia integrata nel sistema occidentale, in prospettiva di un migliore bilanciamento dello sforzo che sta portando avanti l’Europa, in combinazione con gli USA, per rallentare la crescita delle potenze asiatiche ed orientali. In pratica, Berlusconi, quando afferma che la Russia dovrebbe far parte dell’Occidente, e con tono preoccupato dice che la Russia oggi, per via della miopia della leadership occidentale, sta scegliendo l’Asia e non l’Occidente, esterna con veemenza l’idea huntingtoniana dello scontro di civiltà tra Occidente e Oriente, tra quel famigerato asse occidentale e il mondo asiatico (sino-islamico) di cui parlava il politologo americano, in cui la Russia è, per via della sua scelta occidentalista, di fatto neutralizzata e normalizzata.
E’ ovvio che chi scrive non ha la pretesa di vedere una Russia asiatica, che sarebbe anche innaturale vista la storia e la cultura del gigante russo, ma voler “occidentalizzare” Mosca equivarrebbe ugualmente a una forzatura, visto che l’identità russa è e rimane a cavallo dei due mondi, un paese europeo per gli asiatici e parzialmente straniero per gli occidentali. Chi vuole promuovere un mondo di pace e stabilità, non può chiedere alle nazioni di negare e sopprimere la propria identità storica, non possiamo chiedere alla Francia di islamizzarsi o al mondo musulmano di occidentalizzarsi tout court, così come non possiamo imporre, perché oltre le parole sdolcinate questo è quello che si vuole fare, l’occidentalizzazione alla Russia, nemmeno forse per allearcisi contro le barbarie orientali, ma solo per neutralizzare la sua volontà di potenza, visto che, tutto sommato, l’occidentalizzazione dei costumi ha come principale conseguenza la mortificazione del sentimento patriottico e porta ad una progressiva pacificazione della società, la quale piano piano inizia a preferire un modello sociale improntato al consumismo e quindi al rilassamento dei costumi che non a inculcare alla gioventù valori che possano promuovere il progresso etico della comunità, come d’altronde spiegava anche Fukuyama nel suo saggio sulla fine della Storia.
Insomma, l’appello di Silvio Berlusconi non è finalizzato necessariamente alla promozione del cosiddetto multipolarismo, ma semplicemente ad una valutazione pragmatica occidentalista, ovvero alla constatazione che nello scontro geopolitico e di civiltà con le “barbarie orientali”, è meglio avere una Russia filo-occidentale, meglio ancora se neutralizzata dall’interno dal punto di vista culturale, che non una Russia asiatica. Nello scontro di civiltà in atto tra Occidente e Oriente, scontro che maschera la natura geopolitica della diatriba, così come la guerra fredda la mascherava ideologicamente, c'è chi vorrebbe una Russia alleata dell'Occidente, non però per disinnescare lo scontro, ma per vincere la guerra contro l'Oriente. Io vorrei invece disinnescare lo scontro, è molto diverso...